Qualche giorno fa riflettevo su come, tra le sfide più grandi di una coppia, in fase di separazione, ci sia quella di elaborare la separazione.
Elaborare la separazione permette alla coppia di accettare l’accaduto e riappropriarsi della propria individualità, trovare un nuovo equilibrio per il futuro e permettere ai figli, se presenti, di sentirsi protetti e amati, nonostante tutto.
Separarsi, pertanto, non significa solo definire gli aspetti legali ma affrontare la separazione anche dal punto di vista psicologico.
Non compete al mediatore familiare aiutare la coppia in un percorso psicologico ma è pur vero, però, che il percorso di mediazione familiare può essere di supporto nel contenere il lato emotivo.
Aiutare la coppia a ripristinare la comunicazione, a valorizzare le risorse della famiglia e a raggiungere un accordo condiviso per la riorganizzazione dei legami familiari, può avere effetti terapeutici indiretti, sebbene la mediazione familiare non sia assolutamente un percorso psicologico.
Ma qual è la situazione in Italia, ad oggi, circa matrimoni, separazioni e divorzi?
I dati su matrimoni, separazioni e divorzi
Dando uno sguardo ai dati degli ultimi anni si può dedurre che:
- dal 1970 in poi, anno in cui è stata approvata la legge sul divorzio, la percentuale di separazioni/divorzi è aumentata costantemente,
- dal 2015, anno di approvazione della legge sul così detto divorzio breve, separazioni e divorzi hanno subito un’ ulteriore accelerazione,
- i matrimoni celebrati con rito religioso sono sempre più in calo,
- i matrimoni celebrati con rito civile sono tendenzialmente più numerosi rispetto a quelli celebrati con rito religioso,
- le coppie preferiscono libere unioni,
- vi è un calo costante delle nascite,
- i figli fuori dal matrimonio aumentano,
- stanno diminuendo i matrimoni di prime nozze, mentre aumentano quelli in seconde e terze nozze,
- le coppie tendono a sposarsi ad un età maggiore.
Questo trend è iniziato da tempo, non è stato un evento improvviso ma un percorso graduale, frutto dei cambiamenti normativi e del mutare della società.
La storia del divorzio in Italia
Il divorzio in Italia è stato introdotto con la legge del I° dicembre 1970, n.898 –“ Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”.
La legge fu osteggiata dai movimenti cattolici, tanto che il 12-13 maggio 1974, si tenne il primo referendum abrogativo, promosso dalla Democrazia Cristiana.
I cittadini italiani si espressero in favore della possibilità di preservare il diritto a poter divorziare (59,3% sì, 40,7% no).
Nei primi venti anni dall’entrata in vigore, in realtà, non ci fu un’impennata dei divorzi, che iniziano ad aumentare solamente da metà anni 90, di pari passo con il mutamento della società.
Leggendo i dati Istat è possibile rilevare che nel 1995 ogni 1000 matrimoni c’erano 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2009 , invece, ci sono stati 297 separazioni e 181 divorzi ogni 1000 matrimoni, praticamente il doppio.
l numero di divorzi è aumentato ulteriormente dopo l’introduzione della L. 55/2015, che ha introdotto il c.d. divorzio breve e il D.L. 132/2014, che ha ammesso le procedure consensuali extra giudiziali, quali quelle presso gli Uffici di Stato Civile o le negoziazioni assistite da avvocati.
Negli anni successivi all’approvazione della prima legge sul divorzio, il legislatore è intervenuto più volte, per snellire e abbreviare il procedimento e per tutelare e incrementare il concetto di responsabilità genitoriale condivisa.
Purtroppo, sebbene i ripetuti interventi normativi, il quadro legislativo non supporta fino in fondo le tante sfaccettature che una separazione/divorzio comporta e spesso mancano azioni concrete, che possano realmente rispondere alle esigenze delle famiglie in questo passaggio così delicato.
La pandemia e l’incidenza su matrimoni, separazioni e divorzi
I dati ci dicono che nel 2020 i matrimoni sono calati di quasi il 50% rispetto all’anno precedente, un dato sicuramente importante da valutare ma che va contestualizzato.
Sono diminuiti soprattutto i matrimoni celebrati con rito religioso (-67,9%) e i matrimoni di prime nozze (-52,3%).
Dai dati dei primi nove mesi del 2021, si può notare un raddoppio dei matrimoni rispetto allo stesso periodo del 2020, ma ancora la differenza è notevole. Sono anche diminuite le unioni civili tra partner dello stesso sesso (-33%).
Molte coppie hanno scelto di rimandare l’evento a causa delle restrizioni che hanno inciso sulle nostre abitudini negli ultimi due anni ma è anche vero che viviamo in una società più fluida.
Sebbene i dati ci dicano che siano presenti alcune differenze tra le diverse regioni italiane, possiamo sicuramente affermare che la percezione del matrimonio e della separazione/divorzio sta cambiando sempre più .
Per quanto riguarda il numero di separazioni/divorzi invece, durante il 2020 sembra che le separazioni siano rimaste all’incirca invariate mentre sono calati i divorzi.
Bisogna però valutare il periodo complesso, nel 2020 le restrizioni sono state talmente incisive sul nostro vivere quotidiano, da aver reso difficile anche la volontà di separarsi/divorziare.
Sarà poi interessante, tra l’altro, scoprire quante coppie abbiano deciso di separarsi dopo la pandemia.
Insomma, solamente con il trascorrere del tempo e l’analisi dei dati dei prossimi anni, potremo comprendere quanto abbia influito la pandemia sulla scelta delle coppie e quanto motivazioni personali dovute a una maggiore libertà di pensiero e di scelta.
Possiamo però affermare che lo stigma sociale della separazione è vissuta sempre meno, che molte coppie scelgono la libera unione e molte di diventare genitori al di fuori del matrimonio.
Questo però non vuol dire che una separazione sia facile da elaborare, gli aspetti coinvolti sono molteplici, come quello emotivo, relazionale, psicologico, sociale.
È un passaggio molto delicato e va affrontato con tutta l’attenzione possibile.
Le implicazioni di una separazione
La separazione non è solo una questione burocratica da sbrigare ma un evento incisivo su tutti gli aspetti della vita della famiglia.
Una separazione implica di doversi occupare di come gestire il passaggio da famiglia bigenitoriale a monogenitoriale, di come preservare i figli gestendo una genitorialità condivisa, di preservare tutti i legami affettivi familiari e amicali a tutela della prole, di definire tutte le questioni economiche, dell’eventuale ingresso di nuovi/ compagni/e, dell’elaborazione da parte dei genitori del fallimento del progetto di vita come coppia e così via.
Ecco perché un modello di intervento, come quello della mediazione familiare, può essere importante, perché permette, attraverso il raggiungimento di un accordo condiviso, di trovare una risoluzione efficace alle problematiche sottese alla separazione.
La mediazione familiare, attraverso un percorso definito di incontri, può aiutare concretamente la famiglia in questo momento così delicato di cambiamento ma non può sostituire, in alcun modo, un percorso psicologico eventualmente necessario.
Terapia e mediazione familiare sono due modelli di intervento completamente diversi, possono lavorare a staffetta oppure contemporaneamente ma non vanno mai confusi.
Se si sente di avere bisogno di un supporto psicologico nell’elaborare una separazione è fondamentale rivolgersi a psicologi/psicoterapeuti competenti.
Esistono poi gruppi di parola o di ascolto, percorsi di supporto alla genitorialità, che possono essere valutati dalla coppia, dipende delle situazioni.
Attenzione però a non confondere mai le specificità e gli obiettivi dei modelli di intervento.
Pertanto se un lato la società è più fluida, poiché si stanno sgretolando una serie di vecchie convinzioni permettendo alle coppie, in fase di separazione, di vivere questo momento in maniera più serena dal punto di vista sociale, dall’altro bisogna prestare sempre massima attenzione agli aspetti psicologici, generalmente intesi.
Ma come elaborano le coppie di oggi, che siano sposate o meno, il momento della separazione, inteso come fallimento del progetto di vita? È cambiato qualcosa rispetto ai nostri meccanismi interni?
L’elaborazione della separazione
Separarsi è doloroso, a prescindere da chi compia la scelta nella coppia.
È un evento che travolge non solo i partners ma i figli, le famiglie di origine, gli amici e a volte il contesto professionale.
La separazione è una decisione che va ponderata e valutata sempre con estrema attenzione e consapevolezza, perché andrà ad investire non solo la nostra vita sentimentale ma tutta la famiglia.
Questo non vuol dire che una coppia debba stare insieme per forza, anche se infelice: assolutamente no! La decisione però di separarsi deve sempre essere accompagnata da un profondo senso di responsabilità.
Una coppia che decide di separarsi deve essere consapevole dell’importanza di tutelare i figli, prima di qualsiasi cosa e che dovrà elaborare un momento così doloroso, senza trascinare la famiglia in una guerra.
Ognuno ha un proprio mondo interiore e ognuno vive gli eventi della vita secondo la propria visione personale.
Pertanto ogni persona ha il proprio modo di reagire a ciò accade e un proprio modo di elaborare, la differenza non la fa cosa ci accade nella vita ma come decidiamo di reagire a cosa ci accade .
“La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.”
Charles R. Swindoll
A prescindere da chi attivi la scelta di separarsi e di chi la subisca, entrambi i partners dovranno essere responsabili nella gestione della separazione, anche se inevitabilmente ci saranno dei momenti complessi.
Ognuno ha il proprio percorso ma sono certa che se ci fosse più attenzione da parte della società a questo momento così delicato, sarebbe tutto più scorrevole.
In un precedente articolo parlando della separazione Totti-Blasi ho accennato a come la separazione sia considerata la seconda esperienza più dolorosa per la persona, preceduta solo dal decesso del partner (Holmes and Rahe Stress Scale, 1967).
Quando parlo di separazione, in questo preciso momento, mi riferisco in generale a chiunque abbia una relazione stabile, a prescindere dal fatto che sia stato celebrato un matrimonio o meno.
Quali sono però le fasi che una persona vive nell’elaborazione della separazione? Quali sono le emozioni e le sensazioni che si possono vivere in un momento così delicato?
La teoria dell’elaborazione del lutto
Quando si parla di elaborare la separazione, si fa riferimento alla teoria sulle della elaborazione del dolore, elaborata nel 1969 dalla psichiatra svizzera Elizabeth Kübler Ross, studiando la reazione delle persone a cui viene diagnosticata una malattia grave.
Questa teoria poi è stata considerata valida anche quando si tratta di elaborare un lutto, che sia la morte di una persona cara o una perdita di tipo affettivo.
Ho già più volte scritto che la separazione e il conseguente fallimento del progetto di vita sono da considerarsi un lutto.
Noi quando parliamo di lutto di solito ci riferiamo alla perdita fisica della persona ma, in realtà, il lutto è qualsiasi esperienza implichi la perdita della persona cara, che sia intesa fisicamente o emotivamente.
Separarsi comporta un distacco dalla persona con cui avevamo deciso di intraprendere un progetto di vita comune, ma anche tutto ciò che è collegato direttamente o indirettamente a lei.
Una coppia condivide generalmente tempo, sogni, aspirazioni, progetti e con la separazione tutto quello in cui si era creduto viene meno.
Viene meno anche il “ruolo” che fino a quel momento si è rivestito accanto alla persona a noi cara.
Fino a un attimo prima si è il marito di, la moglie di, il compagno di, la compagna di, ecc., il momento dopo per la persona cara ci sente il nulla, questo tipo di sensazione è generalmente accaduta a tutti almeno una volta nella vita.
Durante la separazione si sperimentano molte emozioni e sensazioni, dalla solitudine, alla rabbia, alla frustrazione, al senso di colpa, alla disperazione, alla delusione, alla paura e così via.
Non importa che si fosse preparati o meno a questo genere di evento, ogni volta che accade è inevitabile ritrovarsi a dover affrontare il distacco e a fare i conti con una vita diversa da quella che avevamo immaginato.
Le cinque fasi dell’elaborazione della separazione
Le fasi per elaborare la separazione sono generalmente considerate cinque:
- Negazione: La prima reazione di una persona di fronte all’evento della separazione è la negazione. Questa è la fase in cui si nega la realtà e non si è in grado di accettare cosa ci stia accadendo. La persona subisce un vero e proprio shock e cerca di proteggersi, rifiutando di accettare quanto le sta accadendo.
- Rabbia: successivamente subentra la rabbia, di solito accompagnata da una forte sensazione di star subendo un’ingiustizia. Può accadere però che subentri anche il senso di colpa, perché ci si ritiene responsabili di non essere stati in grado di evitare l’accaduto.
- Contrattazione: in questa fase la persona inizia a consapevolizzare l’accaduto, a realizzare l’ineluttabilità dell’evento. La stabilità interiore non è ancora raggiunta, alternandosi momenti più positivi ad altri più negativi, ma l’individuo inizia a elaborare strategie per superare questo momento difficile e finalmente ridare un senso alla sua vita.
- Depressione: in questa fase si consapevolizza l’accaduto e tale nuova percezione comporta un incremento del dolore. La persona ha la visione chiara del distacco ed è proprio in questo momento che possono manifestarsi i segnali della depressione.
- Accettazione: in questa fase la persona elabora quanto accaduto e ne riconosce l’inevitabilità, sebbene si alternino momenti di dispiacere a momenti in cui si è più propositivi. Questo è il momento in cui si inizia a pensare ad una nuova progettualità, senza avere più accanto la persona perduta.
Questo percorso di elaborazione ha dei tempi diversi per ognuno, a seconda della propria individualità.
Ci sono persone che impiegano più tempo per una fase rispetto ad un’altra e le fasi si possono accavallare, non è un percorso standard.
Quello che conta è evitare di rimanere ancorati ad una fase, perché impedire a se stessi di andare avanti comporterebbe l’incapacità di elaborare la separazione.
Impedire a se stessi di superare questo momento, significherebbe rimanere impantanati in una situazione assolutamente dannosa per il futuro.
Immaginiamo poi se dall’unione della coppia fossero nati dei figli, cosa accadrebbe loro se i genitori non decidessero di affrontare la separazione, nel modo migliore per se stessi e per loro?
Come superare la separazione?
Come dico sempre, se accade di affrontare una separazione, è fondamentale rivolgersi ai professionisti del settore, è importante avere la capacita di chiedere aiuto.
Non c’è nulla di vergognoso nel chiedere supporto in un momento delicato della propria vita, anzi, ne dobbiamo essere orgogliosi.
La separazione è un evento inevitabilmente doloroso ma è possibile andare avanti, anche se magari non è quello che avremmo voluto.
L’alternativa quale sarebbe? Rimanere in una spirale di dolore, trascinando se stessi e i nostri figli, in un abisso senza fine?
Prendiamo coraggio e chiediamo aiuto perché finche siamo in vita, possiamo sempre ricostruirci e trovare nuovi stimoli per una vita felice.
È possibile separarsi, attraverso la mediazione familiare, trovando un accordo condiviso, è possibile nel mentre rivolgersi a psicologi/psicoterapeuti per un sostegno, è possibile rivolgersi a gruppi di ascolto, è possibile darsi nuovi progetti per il futuro, sono possibili molte cose ma ci vogliono impegno e buona volontà.
Diamoci sempre l’opportunità di rinascere, perché nulla è mai perduto veramente quando si sta bene con se stessi.
“Quando meno ce lo aspettiamo, la vita ci pone davanti a una sfida, per provare il nostro coraggio e la nostra volontà di cambiamento. In quel momento, non serve fingere che non stia accadendo nulla, o scusarci dicendo che non siamo ancora pronti. La sfida non attende. La vita non guarda indietro. Una settimana è un periodo più che sufficiente per decidere se accettare il nostro destino.”
Il diavolo e la signorina Prym, Paulo Coelho





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