Seleziona una pagina

Ripristinare la comunicazione nella coppia in fase di separazione: senza è impossibile raggiungere un accordo condiviso

da Nov 25, 2022Comunicazione0 commenti

Ripristinare la comunicazione nella coppia è l’obiettivo presupposto della mediazione familiare.

Cosa vuol dire?

Una coppia in fase di separazione spesso non è più in grado di comunicare e l’assenza di comunicazione porta ad esacerbare il conflitto.

Nella stanza di mediazione il primo passaggio fondamentale da raggiungere per la coppia è quello di riattivare la comunicazione.

Riattivare la comunicazione permette di contenere e far diminuire la conflittualità, consentendo alla coppia di andare oltre le posizioni su cui si è arroccata, per lavorare insieme verso un futuro diverso.

Il passaggio successivo è fare in modo che la nuova modalità comunicativa acquisita si consolidi, diventando un’abitudine.

Raggiungere un accordo condiviso e rispettoso delle necessità di tutti i componenti della famiglia è fondamentale ma, è altrettanto importante, che la coppia sia in grado di comunicare con efficacia nel tempo.

Pensiamo a una coppia con figli, il loro compito da genitori non si esaurisce con l’accordo di separazione ma perdura nel tempo ed è in continua evoluzione.

Nella vita di una famiglia accadono molti e diversi avvenimenti e i genitori, che ormai non sono più una coppia, dovranno essere in grado sempre di prendere decisioni condivise.

La coppia deve imparare a comunicare efficacemente in autonomia, perché negli anni ci saranno sempre nuove scelte da compiere per i propri figli e i genitori dovranno essere in grado di farlo senza dover ricorrere continuamente ad un professionista esterno.

Una comunicazione efficace tra genitori permette loro, di esercitare la loro funzione genitoriale in modo equilibrato e genera un ambiente sereno in cui far vivere i figli.

La complessità della comunicazione

Comunicare è lo strumento che abbiamo per manifestarci al mondo ma, quanti di noi sono comunicatori efficaci?

Quante volte accade che quello che diciamo o scriviamo venga inteso diversamente dalle nostre intenzioni?

Sono stati scritti fiumi di parole su questo argomento e certamente non sarà possibile in questo articolo esaurire la tematica, è importante fare però un accenno ad alcuni passaggi fondamentali della comunicazione.

Comunichiamo efficacemente quando il messaggio che vogliamo inviare corrisponde al messaggio che recepisce  l’altra persona.

Invece spesso non accade e ci sentiamo fraintesi.

Prima di tutto è importante comprendere come la comunicazione si muova su tre livelli: verbale, para verbale e non verbale.

Il verbale incide per il 7% sull’efficacia della nostra comunicazione, che in realtà dipende in gran parte dal para verbale (38%) e dal non verbale (55%).

Quindi ciò che arriva alla persona che ci ascolta è altro, rispetto alle parole: arriva la nostra postura, il nostro tono di voce, le nostre espressioni, il nostro sguardo, la prossemica e via dicendo…

Per essere dei bravi comunicatori prima di tutto dobbiamo essere consapevoli di noi stessi: quello che diciamo corrisponde a quello che sentiamo, pensiamo, facciamo?

Se manca corrispondenza tra queste sfere, sarà inevitabile essere percepiti diversamente da quello che vogliamo.

Maggiore è la consapevolezza di noi e maggiore sarà la nostra capacità di imparare a comunicare efficacemente.

Se ci pensiamo bene, spesso diciamo delle cose per opportunità, per convenienza, per amor di pace, per piacere agli altri, per tutta una serie di motivazioni ma quanto in realtà quello che diciamo corrisponde a noi stessi? Quanto siamo autentici?

Ecco il primo passo risiede in questo, comprendere se stessi per comprendere gli altri.

Se decidessimo di lavorare su noi stessi per conoscerci meglio e imparassimo a esprimere le nostre necessità, la nostra comunicazione migliorerebbe.

Altro passaggio fondamentale riguarda l’importanza dell’assertività: la comunicazione efficace è una comunicazione di tipo assertivo.

Spesso siamo centrati su di noi e sulla nostra volontà di esprimerci non interessandoci all’altro.

L’assertività consiste nella capacità di esprimere i propri punti di vista e le proprie necessità rispettando quelle altrui.

La persona con cui ci stiamo interfacciando cosa prova, cosa sente, cosa pensa, quali sono i suoi obiettivi e i suoi interessi?

Per comprendere l’altro è necessario utilizzare l’ascolto attivo.

L’ascolto attivo è una tecnica di comunicazione di tipo assertivo, basata sui concetti di empatia ed accoglienza dell’altro.

Conoscere le ragioni, le emozioni, i punti di vista e i bisogni dell’altro permette di costruire un contatto che sia realmente efficace.

Da queste poche nozioni è facile desumere come comunicare, sebbene esigenza primaria dell’essere umano, sia molto più complesso di quanto noi immaginiamo.

Se già la comunicazione di per sé è materia complessa, immaginiamo cosa può accadere in una coppia in fase di separazione.

La comunicazione nella coppia in fase di separazione

Le motivazioni per la fine di un rapporto sentimentale sono molteplici e non spetta al mediatore familiare indagare su questi aspetti, né tantomeno giudicarli.

Il mediatore familiare accoglie e supporta ed ha un obiettivo: aiutare la coppia, che intraprende un percorso di mediazione familiare, a raggiungere un accordo di separazione condiviso.

E per arrivare ad un accordo realmente corrispondente alle esigenze di tutta la famiglia è necessario ripristinare, prima di tutto, la comunicazione.

La coppia in fase di separazione, nella maggior parte dei casi, non comunica ed il conflitto avvelena qualsiasi tipo di scambio comunicativo.

Ripristinare la comunicazione permette di abbassare la conflittualità e iniziare a guardare la situazione con una prospettiva diversa.

Il mediatore familiare aiuta la coppia a:

  • imparare ad ascoltare l’altro, senza interromperlo,
  • parlare senza accusare continuamente l’altro,
  • rispettare se stessi e l’altro,
  • assumersi la responsabilità di ciò che si dice e si fa,
  • parlare per se stessi e non per l’altro,
  • manifestare liberamente i propri sentimenti e le proprie emozioni,
  • accogliere i diversi punti di vista dell’altro, sebbene non li si condivida.

Una coppia in conflitto è una coppia che si accusa continuamente ed utilizza tipologia di frasi tipo: tu hai iniziato, tu hai fatto questo, tu l’hai detto, ecc.

Oppure raccontando degli episodi della loro vita, la coppia riferisce delle azioni dell’altro: lei/lui si è comportato così, lei/lui ha detto che, lei/lui ha fatto questo, ecc.

Il primo passaggio fondamentale è smettere di accusare l’altro e di parlare per sé.

I partners sono chiamati a passare dal tu all’io.

Nella stanza di mediazione la coppia è chiamata a comprendere come sia inutile continuare con una modalità di tipo conflittuale, densa di recriminazioni e accuse, perché tutto l’astio, il rancore, la colpa impedisce alla famiglia di andare avanti.

I figli hanno bisogno di stabilità e i genitori devono aiutare i propri figli ad affrontare il momento di cambiamento nel modo più sereno possibile.

Se la coppia o uno dei due sente di avere bisogno di supporto psicologico, si deve rivolgere a professionisti esperti che li aiutino ma, nel mentre, devono lavorare insieme per arrivare ad un accordo che aiuti tutta la famiglia a superare ad andare avanti, nonostante la separazione.

Che senso ha rimanere impantanati in una situazione conflittuale e che fa male a tutti? E prima di tutto ai propri figli?

Il mediatore familiare aiuta la coppia a cambiare registro comunicativo e fare in modo che la comunicazione utilizzata sia improntata all’assertività.

Imparare ad utilizzare una comunicazione di tipo assertivo permette di lavorare sull’empatia e l’accoglienza.

Accogliere se stessi e l’altro, comprendere le proprie emozioni e quelle dell’altro, conoscere le proprie ragioni e quelle dell’altro, capire le proprie necessità e quelle dell’altro, accettare i punti di vista diversi…questo tipo di lavoro permetterà di riattivare la comunicazione e per effetto abbassare la conflittualità.

È fallito il progetto di vita sentimentale ma non è tutto da buttare.

Nella famiglia ci sono risorse che spesso non vediamo e non riconosciamo, esacerbati dal conflitto e dalla mancanza di comunicazione con l’altro.

Una volta ripristinata la comunicazione, è fondamentale che la nuova modalità diventi un’abitudine.

La coppia deve esercitarsi, deve sperimentarsi, deve imparare a essere autonoma e il mediatore familiare li aiuterà in questo percorso.

La maggior parte delle coppia che incontro nel mio lavoro ha figli.

Essere genitori implica, ovviamente, che i rapporti con l’altro non potranno mai essere interrotti, se si vuole permettere ai figli di continuare a crescere in un ambiente sereno ed equilibrato.

Per i figli, mamma e papà rimarranno tali, nonostante la fine del rapporto sentimentale fra i due e allora dobbiamo decidere se vogliamo, come genitori, fare squadra per i nostri figli oppure fare venire meno quella rete di protezione di cui loro avranno sempre bisogno.

È facile? No, lavorare nella stanza di mediazione è impegnativo, richiede attenzione, costanza, volontà, serietà, onesta, ma è possibile farlo.

Nella mia esperienza di mediatrice familiare ho scoperto che, la volontà accompagnata dall’impegno, permette di raggiungere risultati sorprendenti.

Si deve avere fiducia in se stessi, nell’altro e nel professionista che ci accompagna nel percorso di mediazione familiare e tanto coraggio, il coraggio di voler fare la differenza per noi stessi e per gli altri.

“Tu sei cieco e io sono sordo e muto: se la tua mano tocca la mia ci capiremo.”

Khalil Gibran

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Isabella Salmeri

Isabella Salmeri

Mediatrice Familiare

Mediatrice familiare, coordinatrice genitoriale, formatrice esperta in leadership, negoziazione, comunicazione, aiuta le coppie in fase di separazione o divorzio a raggiungere un accordo condiviso per la riorganizzazioni delle relazioni familiari.

Vuoi saperne di più?

Se stai valutando di intraprendere un percorso di mediazione familiare, e vuoi saperne di più, puoi contattarmi per un primo appuntamento con me (gratuito).

Articoli Correlati

Articoli Recenti