Premessa
Spesso le parole patria potestà, potestà genitoriale e responsabilità genitoriale vengono utilizzate come sinonimi.
In realtà queste parole rappresentano concetti molto diversi fra loro, in questo articolo parliamo delle loro differenze e di quanto sia importante utilizzare oggi il concetto di responsabilità genitoriale condivisa o bigenitorialità.
L’importanza di tutelare i figli esercitando una responsabilità genitoriale condivisa
Nella maggior parte delle coppie che aderisce ad una mediazione familiare sono presenti figli minori ed è proprio la loro presenza a spingere i genitori ad intraprendere un percorso diverso da quello “tradizionale”.
Attenzione! I figli non sono mai presenti fisicamente all’interno della stanza di mediazione ma sono sempre al centro del nostro lavoro, perché si può smettere di essere una coppia ma non si può mai smettere di essere genitori.
All’interno della stanza di mediazione la coppia lavorerà per acquisire autonomia nelle scelte condivise e imparare a esercitare la responsabilità genitoriale, alla luce dei cambiamenti in atto.
I genitori devono essere consapevoli di come la separazione sia un momento molto delicato per loro ma, ancor di più, lo è per i loro figli.
I figli vanno tutelati e rispettati, non possono pagare per le nostre scelte e/o essere strumentalizzati.
Nella maggior parte dei casi, la conflittualità in una separazione è inevitabile.
La coppia deve essere in grado di affrontare questo momento, senza travolgere i figli in un campo di battaglia.
Ho già accennato al danno da conflitto e a quanto possa essere dannoso per i nostri figli.
La coppia deve evitare di rimanere incastrata nel conflitto, impegnarsi per elaborare la separazione e raggiungere un accordo rispettoso delle esigenze di tutta la famiglia.
È facile? Assolutamente no!
Quando una coppia si separa le dinamiche sono complesse e dobbiamo affrontare emozioni contrastanti.
Ai genitori che affrontano una separazione è richiesto uno sforzo importante e da quanto impegno impiegheranno in questo sforzo, dipenderà il futuro dei loro figli.
Ma qual è il percorso che ci ha portato a parlare di responsabilità genitoriale condivisa?
Oggi daremo qualche nozione su un percorso lungo e articolato, frutto del cambiamento della società, del concetto di famiglia e genitorialità.
La patria potestà
La patria potestas è un termine che risale ai tempi dei romani, utilizzato per indicare un determinato istituto giuridico.
Per patria potestas si intendeva il potere di proteggere, educare e istruire i figli da parte del pater familias.
La patria potestà di epoca romana era un tipo di potere assoluto che prevedeva, in capo al pater familias, il potere di vita e di morte, senza alcuna possibilità di opporsi.
Alla patria potestas del pater familias erano soggetti tutti i componenti della famiglia, compresi ovviamente gli schiavi a loro servizio.
Le donne, una volta sposate, passavano dalla soggezione alla patria potestas del padre a quella del marito.
In questo tipo di società la donna non aveva alcuna possibilità di autodeterminazione o di condivisione della genitorialità.
È il concetto di patria potestà ad essere presente nel nostro primo Codice Civile, emanato nel 1865.
Tale codice rispecchia una società di tipo patriarcale, nella quale la donna è ancora soggetta all’uomo, nessuna possibilità di scelta le compete, sia come individuo che nel ruolo di madre.
Il successivo Codice Civile del 1942, non migliora le cose, anzi, viene strutturato affinché la famiglia sia funzionale agli scopi del regime, che la controlla fortemente.
Tutti i componenti della famiglia sono asserviti agli scopi del regime fascista, ancora una volta il ruolo della donna è confinato a quello di angelo del focolare, i cui compiti sono quelli dell’accudimento in senso stretto, senza alcuna possibilità di esercitare il concetto di genitorialità.
L’evoluzione della patria potestà in potestà genitoriale
Finita l’epoca fascista, iniziano anni di profondo cambiamento.
La società inizia ad evolversi lentamente e iniziano le proteste studentesche.
Il così detto ’68 cambia la percezione del ruolo della donna, che inizia ad essere considerata come soggetto autonomo e paritario all’uomo, non più relegato alla sola immagine della madre accudente.
È in quegli anni che viene emanata la L. 898 del 1970 sul divorzio e iniziano le battaglie che avrebbero portato all’emanazione della L. 194 del 1978 sull’aborto.
In questo momento inizia quel percorso che porterà a considerare il minore, soggetto da proteggere nella sua individualità e aiutato a esprimere se stesso nel migliore dei modi.
Nel 1975, con la legge 151 viene introdotto, nel nostro codice civile, il concetto di potestà genitoriale.
Il concetto di potestà genitoriale, prevedeva la potestà da parte di entrambi i genitori ovvero “il potere-dovere di proteggere, educare, istruire i figli minorenni non emancipati e di curarne gli interessi patrimoniali”.
Nella definizione di questo nuovo concetto viene eliminato qualsiasi riferimento alla patria potestà di derivazione romana.
I figli non sono più subordinati al potere del capo famiglia né tanto meno agli scopi dello stato ma vanno tutelati e protetti.
Non solo, i genitori iniziano ad essere sempre più considerati paritari nell’esercizio della genitorialità.
Quello dei genitori è un diritto-dovere, non più un potere assoluto da esercitare.
Un altro passo importante: la legge sulla filiazione
Con la L. 219/2012 il legislatore riforma la normativa sulla filiazione, eliminando la differenza di tutela dei figli naturali da quelli considerati legittimi.
Per il legislatore non vi è più differenza tra figli nati all’interno di un matrimonio da quelli nati fuori dal matrimonio, hanno tutti pari diritti.
La scelta del legislatore è quella di porre al centro del suo interesse i figli, che vanno protetti nella loro individualità e messi nelle migliori condizioni per esprimere se stessi.
E questo a prescindere che i figli siano nati all’interno di un matrimonio o meno.
Vige in capo ai genitori l’obbligo di tutelarli, è una responsabilità insita nel loro ruolo, da cui non possono liberarsi a loro piacimento.
La definitiva affermazione del concetto di responsabilità genitoriale
Con il d.lgs. n. 154/2013 il termine potestà genitoriale va in disuso e viene eliminato dai codici e dalla legislazione speciale, introducendo il concetto di responsabilità genitoriale.
Le modifiche apportate determinano la parità dei genitori nell’educare e proteggere i figli.
I figli, poi, devono essere educati nel rispetto delle loro inclinazioni naturali, delle loro ispirazioni, delle loro capacità.
Viene totalmente archiviata l’idea che i figli debbano seguire le volontà del capo famiglia.
Ciò che conta sopra ogni cosa è l’interesse dei figli rispetto a quello dei genitori, che hanno il diritto-dovere di occuparsi di loro.
La responsabilità genitoriale infatti non può mai venire meno, salvo nei casi in cui vi sia abbandono, violenza o comunque inadempienza degli obblighi dei genitori verso i figli.
Oggi vengono utilizzati i termini bi-genitorialità o responsabilità genitoriale condivisa, proprio per sottolineare come sia fondamentale che entrambi i genitori non vengano mai meno al loro ruolo genitoriale.
Siamo noi i responsabili dei nostri figli, siamo noi che abbiamo deciso di procreare, siamo noi che a un certo punto della nostra vita abbiamo deciso di formare una famiglia.
Le nostre scelte, nel momento in cui diventiamo genitori, non possono prescindere mai dal tutelare l’interesse del minore, che diventa prioritario rispetto a qualsiasi situazione.
La responsabilità genitoriale condivisa o bigenitorialità
La L. n. 54/2006 sancisce il principio dell’affido condiviso.
A seguito di questa legge, raramente i figli vengono affidati ad uno dei genitori con affido esclusivo e solamente in casi particolari.
Nell’ ipotesi di una separazione, i genitori devono collaborare per il bene dei figli ed esercitare insieme la responsabilità genitoriale.
I genitori che decidono di separarsi sono tenuti a tutelare i figli e a farli vivere in un ambiente sereno ed equilibrato, nonostante i cambiamenti in atto.
E così il legislatore ha fatto un passo ulteriore, definendo il concetto di bigenitorialità.
“Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Art 337 ter, codice civile
Il legislatore ha specificato come sia fondamentale per i figli, la presenza del padre e della madre nella loro vita e come i genitori siano chiamati a operare insieme affinché i figli non vengano pregiudicati nella loro crescita.
Non solo, viene anche specificato come siano fondamentali i rapporti con le famiglie di origine, perché i legami familiari e i valori che sottendono costituiscono un bagaglio importante per la crescita equilibrata del bambino.
In caso di separazione o divorzio, i figli sono i soggetti primari da tutelare.
I genitori devono essere in grado di elaborare la separazione, senza coinvolgere i figli in un conflitto dannoso e inutile.
Ovviamente ogni situazione ha le sue specificità e pertanto le modalità dell’affido condiviso dovranno essere decise in base alle necessità dei figli.
L’importante è che entrambi i genitori siano presenti nella vita dei figli, che si mantenga la continuità nei rapporti e che entrambi contribuiscano al mantenimento dei bambini.
La mediazione familiare e la posizione centrale dei figli
Nella stanza di mediazione, come già ribadito precedentemente, i figli sono sempre presenti, sebbene non entrino mai fisicamente nella stanza di mediazione.
Le coppie con figli che affrontano un percorso di mediazione familiare, sono continuamente stimolati dal mediatore familiare a consapevolizzare l’importanza di una responsabilità genitoriale condivisa e di preservare i legami familiari.
La separazione di una coppia è un momento molto doloroso, sia per chi la subisce che per chi la sceglie.
I genitori devono essere in grado di tutelare l’interesse primario dei propri figli e di garantire loro serenità e stabilità, nonostante il complesso passaggio da famiglia bigenitoriale a monogenitoriale.
Il mediatore familiare, una volta ripristinata la comunicazione e valorizzate le risorse presenti nella famiglia, lavora con la coppia proprio per stimolare e rinnovare il patto genitoriale.
I genitori dovranno consapevolizzare che i loro figli hanno bisogno di certezze, che al di là della separazione la loro mamma e il loro papà saranno sempre presenti, che l’ amore dei loro genitori non verrà mai meno, che saranno sempre una famiglia nonostante la fine del rapporto sentimentale dei genitori.
Il concetto di bigenitorialità comporta una assunzione totale di responsabilità genitoriale della coppia che dovrà esercitarla in maniera condivisa, nel rispetto delle esigenze dei figli.
Per le coppie in fase di separazione non è semplice ed è inevitabile. E’ fallita la loro unione e dovranno fare i conti con questo fallimento ma non hanno alternative se vogliono preservare i loro figli.
Affrontare un percorso di mediazione con serietà, ti permette di scegliere cosa è meglio per i tuoi figli, senza che nessuno scelga per te, senza trascinare tutta la famiglia in una spirale di dolore e di farlo con il supporto di un professionista, che è lì proprio per aiutare la coppia.
L’obiettivo della mediazione è quello di arrivare ad un accordo condiviso ma parallelamente il mediatore opera affinché la coppia diventi autonoma nelle scelte.
I genitori supporteranno i figli per tutta la loro vita e dovranno imparare a collaborare perché cambieranno le esigenze dei loro figli ma non cambierà mai una cosa: loro sono e saranno sempre i loro genitori.
Se stiamo affrontando una separazione, guardiamo i nostri figli e chiediamoci cosa sia meglio per loro, se imparare a collaborare con il nostro ex partner o trascinare tutta la famiglia in un conflitto infinito.
Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere
Marian Wright Edelman






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